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Solennità della Madre di Dio e la giornata mondiale della pace

Dom, 01/01/2017 - 06:30
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OMELIA PER LA SOLENNITÀ DELLA MADRE DI DIO E LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

La celebrazione odierna ha tre importanti eventi che rendono questo momento insieme di ringraziamento a Dio e invocazione e preghiera al Signore guardando al futuro: La Solennità Liturgica della Madre di Dio, Maria. L’inizio del nuovo anno sociale 2017 e La celebrazione della Giornata Mondiale della Pace da titolo: “La non violenza: stile di una politica per la pace”. 
 Inizio dell’anno 2017: Con milioni di persone in tutto il mondo condividiamo la speranza di un anno che sia migliore di quello che si è chiuso, carico di violenza, di terrorismo, di tante vittime innocenti, di crisi del lavoro e della famiglia.  Come accade spesso, ogni anno ritornano il ritornello delle previsioni per il nuovo anno, immaginando eventi, sorpresa, tragedie, basate su oroscopi e congiunzioni astrali. Come cristiani noi sappiamo che il futuro non è nelle mani dei pianeti, degli astri, ma di Dio. Dio è il Signore della storia e del tempo. E nel Vangelo Gesù stesso ha sempre scoraggiato la curiosità dell’uomo dal voler conoscer tempi e fatti. Invitandoci tutti a essere vigilanti nella fede e perseveranti nell’amore verso Dio. È anche vero che il futuro è in certa parte nelle nostre mani, quando esso è la fioritura di situazioni che sono state seminate già da noi stessi. Pensiamo ad eventi tragici come la guerra e la violenza: forse ci saranno ancora eventi di questo tipo. Ma non sono stati essi stessi seminati da noi con certi comportamenti, con certa politica, con certo disprezzo del rispetto, dell’ascolto, del povero etc. Guardiamo al nuovo anno che si apre con realismo ma anche con speranza, sapendo che vi sono nel mondo anche tante buone persone che lottano e si impegnano perché il bene trionfi. Noi crediamo nel potere della preghiera, della fiducia in Dio unito alla nostra responsabilità attiva. Coniughiamo queste due dimensioni: impegnarci e anche fidarci di Dio.
Solennità della Madre di Dio: in questo tempo natalizio, la comunità cristiana approfondisce la riflessione sulla persona di Gesù, sulla sua incarnazione e missione anche concentrando la riflessione sulla Madre del Signore, Maria.I nfatti, dire e ribadire che Gesù è vero uomo e vero Dio è una affermazione importante e anche si estrema importanza. Significa che per una azione straordinaria di Dio nell’uomo Gesù si incontra la divinità. Egli è Figlio Di Dio ma anche che è vero uomo. Per questo nel tempo liturgico del natale si sottolinea e insiste nel fatto che è nato da donna, come vero uomo. Da qui ne discende che Maria può essere chiamata a pieno titolo “Madre di Gesù e madre di Dio”.La poesia ci può aiutare a intravvedere questa realtà, con la capacità che ha la poesia di sintetizzare in poche parole un grande evento o la profondità di una situazione. Così ci ricorda il nostro poeta Dante nella Divina Commedia al canto 33: ““Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d'etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ’l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura.”
Ecco la domanda che la teologia si è fatta per secoli: come è possibile che L’Eterno entri nel tempo, che l’Immenso entri nel finito, che la vita entri nella fragilità e caducità? La teologia ci aiuta a comprendere che questo è possibile solo a Dio. Egli non vuole rimanere distante dalla nostra umanità, e non solo si è avvicinato ma l’ha assunta (facendoci uomo) e la santificata e redenta (attraverso Cristo).In questo piano di salvezza Maria di Nazareth occupa un posto unico e privilegiato: è la prima salvata da Cristo ma anche la prima della nostra umanità che accoglie e viene accolta da Dio. La tradizione parlerà di lei come di una nuova Eva: la prima Eva è stata segnata dalla disobbedienza e dal peccato, la seconda Eva, Maria è stata segnata dalla obbedienza e preservata dal peccato. Iniziando il nuovo anno lo mettiamo nelle mani di Maria, riconoscendo nel genio femminile la cura della vita, l’attenzione perché l’uomo cresca, perché si camminino sentieri di pace.
 
Giornata mondiale della Pace: il Papa ha intitolato il suo messaggio per la50ma giornata mondiale per la Pace: La non violenza: stile di una politica per la pace”.   È sotto gli occhi di tutti il moltiplicarsi della violenza, di quella “terza guerra mondiale a pezzi” di cui parla il Papa. E sappiamo che questo provoca reazioni e conseguenze, non ultime le forti migrazioni che toccano così drammaticamente la penisola e la nostra Sardegna. L’invito che il Papa fa continuamente ai governanti è quello di camminare per strade di pace, negoziando, parlandosi, anche quando questo sembra difficile e tortuoso. In tal modo quella che noi chiamiamo non violenza assumerà anche un significato più ampio: rifiuto della violenza, degli impulsi distruttivi ma anche un metodo politico realista che si apre alla speranza. Metodo fondato sul primato del diritto per poter superare i conflitti armati. Leggendo le attuali circostanze storiche il Papa propone un cammino percorribile per superare le divergenze, evitando che si trasformino in guerre. Questo è anche un cammino che vuole rispettare le diverse culture e i popoli, lasciandosi dietro quella idea di pretesa superiorità di una parte o dell’altra. Inoltre il Papa non esita anche a condannare il traffico di armi, che alimenta spesso proprio le guerre per poter trarne profitto. Anche se riflettiamo sugli scenari internazionali non dobbiamo dimenticare che lo stile pacifico e non violento inizia proprio dalla nostra casa e famiglia. La cronaca anche dei nostri centri in Sardegna ci parla spesso di violenza domestica, spesso contro le donne e i bambini. Ma esiste anche la violenza nel mondo del lavoro, dello sfruttamento. E forse dobbiamo anche riflettere se non esiste una “violenza” camuffata anche nei nostri ambienti ecclesiali. Dobbiamo tutti iniziare ad educarci allo stile non violento nelle nostre parole, nei nostri gesti, nei nostri pensieri. Riconoscere che in ciascuno di noi c’è aggressività, dato che fa parte della vita. Ma siamo chiamati a educarla, a manifestare il disaccordo in un modo che rispetti l’altro senza distruggerlo. Educarci all’ascolto, al dialogo. Imparare a risolvere i problemi dando a ciascuno la possibilità di esprimere ciò che sente, nel rispetto dell’altro.
Augurandoci buon anno, come cristiani, vogliamo metterci nelle mani di Dio e di Maria, sapendo al tempo stesso che dobbiamo impegnarci perché nel nostro ambito, casa, famiglia, sia un buon anno. Anno pieno di bene. Auguri
 
+Roberto Carboni, vescovo