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Quaresima: il Signore vuole che “curiamo” il nostro cuore

Mer, 06/03/2019 - 20:50
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6 MARZO 2019 - Cattedrale Santi Pietro e Paolo

Ogni anno il cammino di Quaresima, che si apre con il suggestivo e profondo rito delle Ceneri, dove per ciascuno di noi risuona l’invito del Signore a educare il nostro cuore, perché il nostro modo di amare non sia egoistico, né superficiale o dettato dall’interesse, ma si apre al desiderio autentico di accogliere la Sua Parola e seguirla e nel fare questo accogliere, ascoltare e fare spazio gli altri.

I tre passi spirituali che Gesù propone per questa “educazione o trasformazione del cuore” (da cuore di pietra a cuore di carne) sono il digiuno, l’elemosina, la preghiera. Il Maestro ne parla, facendo subito un chiarimento: questi tre atteggiamenti del cuore devo essere autentici.  Cosa significa? Che non devono essere dettati dalla volontà di apparire di fronte agli altri, di mostrarci migliori, di accampare diritti di fronte a Dio.

Il popolo cristiano nel suo cammino ormai secolare ha vissuto con accenti diversi queste proposte del Signore, ad esempio insistendo molto sul digiuno “alimentare”, sulle privazioni. Oggi l’universalità del vangelo e la sua inculturazione aiutano a considerare aspetti legati a culture specifiche (ad es. l’astinenza dalla carne: nel nostro contesto ha un significato, mentre in altre situazioni e culture può diventare anacronistico o non molto pratico). Oggi ad esempio, oltre al digiuno di alimenti, siamo sensibili ad evitare lo spreco alimentare”; siamo invitati a essere generosi con i banchi alimentari, a privarci di tanti alimenti non necessarie.  Alcuni propongono il digiuno televisivo, oppure tempi e spazi di silenzio dai social (Facebook, telefonino, computer...). Come pure digiunare di rumori, parole, suoni, per favorire il ritorno in noi stessi e riprenderci la capacità di riflessione. Nel suo Messaggio per la Quaresima 2019 Papa Francesco ci ricorda che siamo chiamati a: “Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore”. 

Così anche nei confronti dell’elemosina, il Papa ci dice: “Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità”.  Sappiamo bene che non si può ridurre l’elemosina alla moneta data frettolosamente, ma siamo chiamati a farci attenti all’altro, perché il nostro aiuto materiale non sia mai disgiunto da una accoglienza spirituale. L’elemosina si può ben trasformare nel dono di sé stessi, del proprio tempo personale verso persone sole, abbandonate, anziani; oppure del proprio lavoro volontario per aiutare tante associazioni a servizio dei poveri, oppure mettere a disposizione i propri talenti e qualità. 

Infine, il terzo passo a cui siamo invitati con maggior intensità in Quaresima è la preghiera. Essa, lo sappiamo bene, non è pura ripetizione e moltiplicazione di formule o accumulo di liturgie o pratiche di pietà. Sempre il Papa nel suo messaggio pe la Quaresima ci dice: “Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia” Preghiera dunque è prima di tutto relazione con Dio, apertura a Lui, meditazione e azione che viene dal contatto giornaliero con la Sua Parola. Siamo chiamati, specialmente in Quaresima, a dedicare più tempo di ascolto della Parola. Anche 10/15 minuti al giorno, nella frenesia di tante cose da fare, aiuterebbero a mantenere il nostro cuore rivolto a Dio.  Il cammino che la Quaresima propone, lo sappiamo bene, non ha lo scopo di farci mettere la faccia triste, per proclamare che “siamo penitenti” o di farci conquistare ipotetiche “medaglie spirituali” per aver aver osservato con scrupolo i precetti, ma piuttosto per curare il nostro cuore, rivolgerlo al Signore, farci  maturare come discepoli del Risorto. 

Curare il cuore significa dare valore e sanare le nostre relazioni interpersonali: in famiglia, nella coppia, nella comunità. Perché le passioni: ira, maldicenza, invidia, calunnia, chiusura in sé stessi... nascono da uno cuore non educato, cioè che non si “conduce” secondo Cristo.

Ricevendo la cenere sul capo possiamo talvolta udire due formule: «Ricorda che sei polvere e che polvere ritornerai» e..: «Convertiti e credi nel Vangelo». Si tratta dell’invito a tenere chiaro nel cuore la nostra condizione di creature. Lo sappiamo bene che non siamo onnipotenti ed eterni e il tempo di vita che ci è stata concessa non è eterna e siamo chiamati ad usarla bene. Per far questo dobbiamo direziona il cuore e la mente vero il Signore, cioè “convertirci

Il vangelo ci parla di digiuno, elemosina e preghiera, e ci fa comprendere che non si tratta in primo luogo di atti esteriori ma piuttosto di maturare e crescere nella motivazione interiore. Gesù non abolisce le pratiche tradizionali delle opere di giustizia, ma ne discute il movente che può essere solo di due specie: o per piacere agli uomini e averne un tornaconto o per piacere a Dio soltanto per amore. La tentazione dell’ipocrisia è sempre in agguato. A volte inconsciamente, a volte consapevoli, cerchiamo di accreditarci migliori di quanto non siamo. Iniziamo questo tempo di grazia, tempo di Quaresima consapevoli che il Signore vuole che “curiamo” il nostro cuore, per crescere e maturare nell’amore verso di Lui e verso i fratelli. 

+ Roberto, vescovo