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Omelia Ammissione tra i candidati - Mario Meloni

Gio, 07/12/2017 - 19:04
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07 dicembre 2017

La celebrazione di stasera unisce nella liturgia due momenti importanti della vita della comunità cristiana di San Gavino: la Solennità dell’Immacolata, ben situata nel tempo liturgico dell’Avvento che avrà il suo culmine nel Natale del Signore e l’ammissione agli Ordini sacri del diaconato e presbiterato di un giovane uomo di questa comunità: Mario Meloni. Il dono che egli fa di sé stesso, e l’accoglienza che la Chiesa fa di tale dono, riconoscendo la sua vocazione, la sua chiamata, sono illuminati dalla celebrazione solenne della Madre del Signore. Sappiamo che le feste mariane sono principalmente feste cristologiche, perché anche se ci parlano di Maria, ci ricordano che Maria ha il suo posto nella storia della Salvezza per la sua speciale relazione con Gesù. La sua vocazione e grandezza è legata al suo ruolo di madre e discepola del suo Figlio; alla sua disponibilità totale verso Dio. D’altra parte Lei stessa lo ha detto nel Magnificat: Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente. Tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Anche noi stasera ci uniamo al coro ininterrotto di uomini e donne che in questi duemila anni del cammino della Chiesa hanno cantato il cantico di lode di Maria e riconosciuto insieme a Lei la mano di Dio.

La Solennità dell’Immacolata ci aiuta a concentrarci certo sul privilegio singolare di Maria: concepita senza peccato, ma ancor più a concentrarci sulla salvezza che Cristo ha portato per tutti attraverso la sua Croce e in primo luogo per sua Madre.

Riflettendo su questo mistero di Dio, a volte sorge una domanda: una creatura come Maria, così privilegiata, ha avuto una vita facile? Ebbene il vangelo e la riflessione teologica ci dicono che non è stato così. Maria, che pure dall’angelo Gabriele è salutata “piena di grazie” non ne trae motivo di vanto, anzi rimane turbata, sorpresa! Per lei è difficile entrare in questa profondità Dunque vive la sua esistenza terrena come ogni creatura che deve affrontare le fatiche di tutti i giorni, senza miracoli, senza prodigi che la rendono la vita facile, neanche la vita di fede, anzi affrontando fatiche, dolore. Gesù le insegna il distacco da una maternità umana che, secondo la natura, vuole un rapporto privilegiato, a volte di possesso del figlio. Gesù educa la maternità di Maria: “Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli”.  Beato il seno che i ha allattato… beato piuttosto chi ascolta la Parola di Dio e la compie.  Che ho da fare con te donna?... Donna, ecco tuo Figlio!”. Sappiamo bene che Gesù venera e ama teneramente sua Madre e al tempo stesso vuole associarla alla sua vocazione di colui che “è venuto per donare tutto sé stesso”. Vuole che anche Maria doni tutto, si spogli di tutto. Essere vicini a Gesù, essere della Sua famiglia non ci risparmia dal cammino della fede giornaliera, dalla durezza della vita, dal dover ogni giorno aprire il cuore a Dio e disporci a servire i fratelli.

È questa la luce: disponibilità a Dio, donare sé stessi, mettersi in cammino con fiducia e perseveranza, che illumina l’ammissione agli Ordini del diaconato e presbiterato di Mario Meloni. Egli già da qualche anno ha iniziato il suo cammino di formazione al sacerdozio, dopo aver fatto il discernimento sulla sua vocazione proprio vivendo e frequentando questa comunità cristiana.  Mario sarà chiamato per nome, così come Dio lo ha già chiamato per nome chiamandolo all’esistenza e lo ha condotto lungo il cammino della sua storia personale ad arrivare a questo impegno di dedicarsi al servizio di Dio e degli uomini nell’Ordine sacro.

Tale impegno, che egli esprimerà pubblicamente e che benedirò ha dinanzi a sé ancora un cammino di discernimento da parte della Chiesa, che vuole accompagnare questo suo figlio con la preghiera. Ho detto che verrà chiamato per nome.  Ma cosa c’è dietro il suo nome? C’è una storia iniziata in una famiglia – che desidero ringraziare particolarmente -, un incontro con Dio attraverso la comunità cristiana di San Gavino, nel contatto con i sacerdoti, con in mondo francescano, con altri fedeli laici impegnati e testimoni di Cristo. C’è il contatto con i formatori e i compagni del Seminario di Cagliari; adesso il contatto con la realtà parrocchiale di S. Elena a Quartu. Siamo di fronte al risultato di un “ineffabile dialogo tra Dio e l’uomo” (PDV, 36) che tra poco rivivremo in maniera sintetica in una serie di domande che rivolgerò a Mario e di risposte che riassumeranno davanti a tutti quanto egli sta vivendo in questi anni. Un dialogo tra l’amore di Dio che chiama e la libertà dell’uomo che nell’amore risponde a Dio. La vocazione non è mai un diritto dell’uomo, non è una promozione né la realizzazione di un semplice progetto personale ma chiede grande rispetto e fiducia da parte del chiamato, chiede incondizionata fedeltà al Dio che chiama e che solo potrà aiutare Mario – come ogni chiamato – a perseverare fondandosi non sulle sue sole forze ma soprattutto sulla potenza di Dio! Carissimi giovani qui presenti! La scelta di Mario vi provoca. Egli poteva scegliere altri progetto di vita, ma ha accolto l’invito del Signore a spendere la sua vita, a donare la sua libertà, il suo cuore in questo progetto entusiasmante ma anche impegnativo: portare il Signore nei segni che Egli ha lasciato alla Chiesa: Eucaristia, perdono, annuncio, incontro!

Sì, La scelta di Mario interroga i giovani: forse il Signore vuole da voi questo dono di sé. La comunità cristiana ha bisogno di annunciatori, del Vangelo e di persone che se ne lascino conquistare; di persone che facciano e siano Eucaristia, di uomini che donano il perdono che il Signore offre; di uomini disponibili ad aiutare altri uomini e donne all’incontro con il Signore, al dialogo con Lui. Innalziamo la nostra preghiera a Dio perché, attraverso l’intercessione della Madre del Signore, il cammino di Mario sia dono totale di sé e anche altri giovani sentono la chiamata ad impegnarsi nel servizio al Signore e alla Chiesa.

 

+ Roberto, vescovo