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Omelia per la solennità di san Pietro e Paolo 2017

Gio, 29/06/2017 - 19:23
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La chiesa oggi celebra Pietro e lo associa indissolubilmente all’altro grande apostolo: Paolo. Due uomini molto diversi tra loro, che hanno preso sul serio, nella loro vita, quel comando di Gesù: andate in tutto in mondo predicando il vangelo che mi ho dato.

La storia di Simon Pietro e Paolo di Tarso possiamo la conosciamo bene tutti. Pietro è un pescatore che vive a Cafarnao (possiamo ancora visita la casa di Pietro), forse un piccolo impresario proprietario di qualche barca, sposato e con famiglia. Interessato come molti suoi contemporanei ebrei alla venuta del Messia, al riscatto di Israele, al compimento delle promesse. Ma la sua vita procede abbastanza tranquilla sin quando non viene “presentato” da suo fratello Andre, già discepolo del Battista, al Maestro i Nazareth, Gesù.

Questo incontro gli cambia la vita. Gesù non solo gli chiede un po' del suo tempo, delle sue energie, del suo focoso temperamento, ma gli chiede tutto. E lo investe di un compito e una responsabilità che mai Pietro avrebbe immaginato: essere la Roccia ( da qui il nome “Pietro” Petros..roccia”. Guidare i fratelli e confermarli nella fede.

Per fare questo Pietro dovrà “andare a scuola”. IL Maestro lo prende come discepoli. Pietro ascolta i discorsi, le parabole, vede i miracoli del Signore, ne vede anche l’umanità. È testimone dei momenti gioiosi e gloriosi (la Trasfigurazione) ma anche dei momenti tragici (nel Getsemani,). (Vangelo del giorno 29: Chi dite che io sia?)Centrale nell’esperienza di Pietro, come capo della comunità dei discepoli, è la domanda di Gesù: Voi chi dite che io sia? Una domanda attuale anche per noi oggi. Dalla risposta a questa domanda infatti nasce la nostra adesione a Gesù, come Figlio di Dio oppure la nostra indifferenza, distanza.

Poi Pietro sperimenta il suo limite, il tradimento. Tradisce l’amico, il maestro.

IL Vangelo del 28 (mi ami tu?) che abbiamo ascoltato ci porta proprio all’incontro di Pietro e Gesù dopo la resurrezione e dopo il tradimento. Gesù ha di nuovo fiducia in Pietro, gli affida di nuovo l’incarico di guidare e confermare i fratelli. L’unica cosa che gli chiede e di amarlo, amarlo anche più della propria vita, essere disposto a dare la sua vita per Lui. Non avrebbe mai immaginato quel pescatore di Galilea di arrivare sino alla Roma Imperiale e terminare i suoi giorni nel circo come divertimento per Nerone e i suoi ospiti

La chiesa unisce in una stessa liturgia la venerazione e il ricordo di Paolo di Tarso.  Paolo un percorso esistenziale diverso: viene da una famiglia ebrea osservante uomo di studio, versato nella Legge, parla aramaico ed ebreo, greco e latino, , sa muoversi dentro queste culture che tutte gli appartengono. Anche lui è un uomo deciso, entusiasta, che mette tutta la passione in quello che crede. Sarà l’incontro sulla via di Damasco a cambiare la sua traiettoria ma a conservare il suo ardore e la passione per la verità e l’annuncio. Anche Paolo entra nella relazione speciale con il Signore, che lo educa ad avere più fiducia in Lui che nelle proprie forze, tanto da dirgli un giorno: “Ti basta la mia grazia”.

Paolo farà esperienza anche in modo drammatico di come la sapienza umana, fidarsi delle sole proprie forze non basta per annunciare il Vangelo: ad Atene, nell’areopago, dove farà sfoggio di cultura e sapienza filosofica, tutto termina con un fiasco. Dopo quella sconfitta Paolo dirà “io predico e conosco solo Cristo Crocifisso, scandalo per i giudei, stoltezza per i pagani”.

 IL Signore entra nella vita di Pietro e Paolo, e pur rispettando le loro personalità, fa mettere il loro ardore, la loro caratteristiche a servizio del Vangelo. Pietro si trasforma in un annunciatore coraggioso, in un testimone attendibile della vita, morte e resurrezione del Signore. Affronta la fatica di distanziarsi dalla sua stessa tradizione e cultura giudaica per aprirsi al nuovo orizzonte di evangelizzazione: il mondo greco- romano, come ci fa comprendere bene la pagina degli Atti dove si parla del suo incontro con il Centurione Cornelio.

Paolo è un viaggiatore nato. Instancabile, affronta come lui stesso ci dirà, innumerevoli disagi, sofferenze, privazioni e infine la morte anche lui a Roma.

Pietro e Paolo, ricordati sapientemente insieme, sono l’immagine di una Chiesa che accoglie la tradizione e cerca di farla proprio insieme alla spinta ad andare avanti e dialogare con il mondo che cammina e ha bisogno di incontrarsi con il Signore nel proprio tempo e contesto storico.

Nella Chiesa, nei pastori della Chiesa iniziando dai Papi, specialmente quelli dell’ultimo secolo, si notano maggiormente queste due prospettive: il desiderio di mantenere salda  e chiara la Tradizione della Chiesa, cioè quello che  essa ha ricevuto dal Signore Gesù e quello che nei secoli è stato sintetizzato nella professione di fede, con lo sforzo di entrare in dialogo con il mondo in cui si vive, ascoltando le difficoltà della gente, comprendendo i cambi culturali e comunicativi che avanzano velocissimi ed impongono alla Chiesa di farsi attenta al suo modo di comunicare la fede.

Non solo la Chiesa gerarchica è chiamata a questo, ma tutti i cristiani che vogliamo testimoniare la propria fede in dialogo e ascolto con altri uomini e donne che spesso non conoscono, oppure conoscono male la fede cristiana e possono essere aiutati nel loro cammino di ricerca.

Anche nella nostra Chiesa diocesana tutti, iniziando dal vescovo, dobbiamo farci attenti a questa sintesi fra attenzione alla Tradizione con la T maiuscola (non quindi mode del passato o gusti personali) e sforzo di chiedersi come parlare oggi ai cristiani della Diocesi di Ales- Terralba, perché approfondiscano la loro fede, abbiano un contatto personale con il Signore, lo amino e seguano e amino il prossimo.  Questa attenzione alla comunicazione della buona notizia del vangelo la sentiamo urgente soprattutto nei confronti nei nostri giovani, alle nuove generazini. che per varie ragioni si sono allontanati o non hanno sentito con forza l’invito a dialogare a cercare insieme. Tutti noi dobbiamo interrogarci, riflettere, pregare, per essere veri comunicatori del Vangelo in parole ed opere.

Dobbiamo aiutare i nostri giovani e tutti i cristiani a vedere la fede non come statica dottrina del passato, ma come incontro vivo con Dio, che ci interpella, ci spinge, ci cambia la vita, proprio come ha fatto con Pietro e Paolo.

Concludiamo con una invocazione a questi nostri santi patroni:

Pietro e Paolo, apostoli di Cristo uniti dal martirio,

sostenete il nostro annuncio del Vangelo

con la passione che vi portò per le strade del mondo.

Fateci sentire l’urgenza di questa Parola di Vita,

la bellezza del Vangelo di Misericordia,

la responsabilità di una testimonianza autentica in parole e opere. Amen

+Roberto Carboni, vescovo